Storia dei Sex Toys

I vibratori e i giocattoli sessuali di certo non sono prerogativa dei nostri tempi: già le matrone romane infatti si dilettavano con un antenato del vibratore chiamato baubon o olisbos, un fallo artificiale con un’a nima di legno e rivestito di cuoio imbottito. Era di dimensioni variabili e normalmente si aggirava sui 15 centimetri e prima dell’uso veniva lubrificato, con ad esempio dell’olio; l’olisbos inoltre poteva anche assumere la funzione dei moderni strap-on grazie a delle cinghie di cuoio o dei lacci di tessuto che permettevano di trasformarlo in un oggetto erotico da usare in un rapporto a due. A causa dei materiali deperibili con cui l’olisbos era fatto, non se ne è conservato nemmeno uno, ma in una mostra sul sesso presso il Rheinsches Landesmuseum di Treviri è stata esposta una matrice di terracotta per realizzare falli artificiali in serie.
Si doveva colarvi dentro del materiale come la resina e il risultato sarebbe stato un fallo artificiale, fatto di un materiale simile alla plastica delle misure di ben 40 centimetri: anche l’aspetto di questa matrice è particolare, infatti è dotata di scanalature e buchi, riproducendo in modo terribilmente attuale le ramificazioni dei vasi sanguigni e delle protuberanze disposte ad anello per tutta la lunghezza dell’oggetto, cosa incredibile per un fallo realizzato tra il 300 ed il 350 d.C.
I dildo erano molto in voga nell’antichità soprattutto per motivi di salute, e la nascita del vibratore moderno è dovuta alla cura per l’isteria, condizione che, secondo i medici dell’antichità, si creava in tutte quelle donne che non potevano scaricare l’energia sessuale che si era accumulata in modo violento nel loro corpo, dunque soprattutto vedove, zitelle e tutte le donne che non avevano qualcuno con cui fare sesso. Già nel primo secolo d.C si prescriveva infatti l’orgasmo clitorideo come cura per le “pazienti”.
olisbosNel De passione hysterica et affectione hypocondriaca (1660) il medico Nathaniel Highmore fu uno dei primi ad usare la parola orgasmum per descrivere l’aumento del flusso sanguigno nei genitali femminili e le contrazioni dettate da esso. Nel 1883 il medico francese Auguste Tripier ammise che quella che era conosciuta come “crisi isterica convulsiva” a volte è simile all’orgasmo, ma questa parola è comunque assente dalla maggior parte delle descrizioni del massaggio genitale.
Nel 1906 il medico Samuel Spencer cercò un’alternativa al faticoso e dispendioso in termini di energie “massaggio vulvare”, in modo da avere lo stesso risultato in cinque o dieci minuti.
Nacque il vibratore: la terapia prevedeva questo strumento che poteva funzionare a vapore, ad acqua o azionato dal movimento dei piedi, e dal 1883 grazie al medico e inventore inglese Joseph Mortimer Granville, venne creato il primo vibratore elettromeccanico, a cui segue nel 1899 il primo vibratore a batteria. Esso era un perfezionamento del manipulator, un lettino con una sfera centrale che vibra sulla zona pelvica grazie ad un meccanismo azionato da una macchina a vapore installata in un altro locale, creato nel 1869 dal fisico George Herbert Taylor.
vibratore800I vibratori entrarono così non solo negli studi medici, ma anche nelle case: negli ultimi dieci anni dell’ottocento negli USA un vibratore portatile costava 5 dollari, e fu il quinto elettrodomestico ad usare i vantaggi dell’elettricità solo dopo la macchina da cucire, il ventilatore, il bollitore e il tostapane.
Le pubblicità dei vibratori però, indipendentemente dal loro essere rivolte alle donne o ai medici, parlavano solo di benefici per la salute e non di piacere sessuale. L‘uso medico e pubblico dei vibratori decadde nella prima metà del XX secolo, forse anche perché nei primi anni venti furono usati nei primi film erotici adombrandone il ruolo terapeutico e sottolineando l’uso sessuale, e la morale dell’epoca non era molto propensa alla ricerca del piacere femminile.
Il vibratore in quanto tale venne sdoganato nuovamente a partire dal 1968, anno in cui il movimento femminista ha portato avanti il diritto delle donne ad avere una sessualità felice ed appagante indipendentemente dallo scopo riproduttivo: senza emancipazione sessuale infatti sarebbe stato molto più complesso ottenere emancipazione femminile. La liberazione sessuale degli anni ’60 ha implicato per le donne il pieno possesso del proprio corpo e, di conseguenza, il pieno diritto incondizionato alla giurisdizione di sé stesse. L’emancipazione sessuale ha dato dunque luogo ad una trasformazione decisiva che ha fatto acquisire grande spazio per la soggettività, individuale e sessuale, e il vibratore ne è stato partecipante.
Oggigiorno, vibratori e sex toys fanno parte della vita sessuale di molte coppie e di molti individui, etero, bi od omosessuali, dando una marcia in più alla sfera intima e permettendo di conoscere al meglio il proprio corpo e ciò che gli aggrada maggiormente, nel pieno controllo ed esaltazione del proprio piacere sessuale.

Bibliografia:

  • Catherine Blackledge, Storia di V. Biografia del sesso femminile, Il Saggiatore, Milano 2008
  • Alberto Angela, Amore e sesso nell’antica Roma, Roma-Milano, Rai ERI – Mondadori 2012